Urbanistica (programma di Riconquistare l’Italia per la Regione Umbria)

Dal programma della lista Riconquistare l’Italia per le elezioni regionali del 27 ottobre 2019 (candidata Presidente Martina Carletti).

La pianificazione territoriale e paesaggistica rappresenta per le giunte regionali, a seconda, una sfida per il bene della collettività o un fastidioso cavillo da risolvere.

Noi di Riconquistare l’Italia vogliamo evitare quindi, o quantomeno ridurre, il CAOS derivato dallo spontaneismo e programmare gli usi del territorio facendo sì che le trasformazioni, connesse allo sviluppo del sistema produttivo e ai conseguenti movimenti del pendolarismo, avvengano secondo un disegno d’insieme.

Urbanistica in Umbria è sinonimo di paesaggio e verde, è infatti soprannominata “Cuore Verde d’Italia e Giardino d’Italia” e la sua particolarità è la sua consistente varietà di caratteri geomorfologici e paesaggistici determinata dalla compresenza di vallate, colline e catene montuose, queste ultime prevalenti, altopiani e pianure. Non meno presenti sono i suoi famosi centri storici e non è, probabilmente, un caso che nel 1960 sia stato scelto Gubbio per la redazione del famoso documento di Italia Nostra sui centri storici, ovvero la “Carta di Gubbio”, dichiarazione di principi sulla salvaguardia ed il risanamento dei centri storici, documento storico ma mai così attuale, e che condividiamo appieno in quanto si approvò allora la necessità di un’urgente ricognizione e classificazione preliminare dei Centri Storici, con la individuazione delle zone da risanare e la necessità di considerare tali operazioni come premessa allo stesso sviluppo della città moderna, che esse facciano quindi parte dei piani regolatori comunali, come una delle fasi essenziali nella programmazione della loro attuazione.

La comunità umbra sottolinea da sempre la sua appartenenza al proprio territorio, nel quale si riconosce mutualmente, sia individualmente sia collettivamente, con un attaccamento alle proprie e importanti radici che però non è sinonimo di chiusura ma, anzi, al contrario di ospitalità e desiderio di trasmettere ai numerosi ospiti, dalle varie tipologie di turisti ai pellegrini, le proprie tradizioni, di cui testimonianza sono eventi come il Calendimaggio di Assisi, ormai preso d’assalto ogni anno da migliaia di visitatori.

L’Umbria però è anche terra di recenti disastri dovuti sia a rischi idrogeologici e sismici sia a causa di incendi, il più delle volte dolosi. Come ben sappiamo la causa principale dei disastri è spesso il cattivo uso del territorio, in particolare dove gli interessi capitalistici hanno prevalso su quelli delle comunità. La regione, al pari di tutte le altre regioni italiane, in minor o maggior misura, è stata, soprattutto a partire dagli anni Novanta, oggetto di speculazioni urbanistiche che hanno sfruttato il territorio per interessi personalistici.

Si sono perdute le “solide basi legislative” contenute nella legge 1150/42 e le successive fino alla 457/78, attraverso la legittimazione di forme di intervento straordinario e/o derogatorio che con l’introduzione di profili giuridici (c.d. diritti edificatori, strumenti perequativi, premialità) improvvisati, privi di solide basi di diritto hanno di fatto identificato il diritto di proprietà con il diritto di edificare svuotando di significato l’attività di pianificazione, sostituita da strumenti di dubbia legittimità e di cui è stato fatto un uso spregiudicato.

In Umbria il consumo di suolo perpetuato negli ultimi dieci anni circa è a dir poco preoccupante, infatti su una superficie di 8.456 Kmq, con il 30 % di aree montane, sono stati consumati 40.000 ettari di territorio. Inoltre, l’accentramento dei servizi e delle attività nei grossi centri urbani hanno determinato l’abbandono e il degrado di molti degli antichi borghi, perni di cultura e tradizione, situazione resa ancor più grave dai terremoti degli anni 1997, 2000, 2009 e 2016, che hanno distrutto intere località e delle quali molte non sono mai state oggetto di ricostruzione. La sfida più importante per la pianificazione urbanistica e territoriale dovrebbe quindi essere quella di fermare il consumo di suolo ripopolando, nel contempo, gli antichi centri abbandonati, oltre ovviamente a quella di riavviare finalmente i programmi di ricostruzione post sismi.

A rendere però la situazione ancora più complicata, ha contribuito la modifica dell’art.117 COST (legislazione concorrente, senza che siano state precisate le attribuzioni in modo esauriente) e l’art.118 (trasferimento delle competenze fino al limite della secessione politica), per cui ogni Regione ha dato la sua interpretazione “autonomista”, nella totale assenza di norme generali statali di indirizzo sul consumo di suolo.

La Regione Umbria non è, di fatto, carente di piani recenti di pianificazione territoriale (Piano Urbanistico territoriale, Programma Strategico Territoriale, Disegno Strategico Territoriale) ma noi siamo convinti che più piani e più sigle non servano ai fini di una buona gestione del territorio, servono invece norme certe, non premialità ma più controlli e pene severe a chi compie atti di abuso del e sul territorio.

La pianificazione deve integrare contenuti ambientali e paesaggistici e i piani, generali e locali, devono essere valutati con la prospettiva a lungo termine di una sostenibilità ambientale, economica e sociale, che agevoli il più possibile la vita delle persone ma senza distruggere l’ambiente; insomma una bella sfida che va colta nella giusta maniera come un’occasione per rendere la nostra Regione un’eccellenza.

È, in conclusione, con spirito di appartenenza al nostro meraviglioso territorio, ma con la consapevolezza che il lavoro da fare sarà lungo e faticoso, che formuliamo le nostre proposte per una corretta pianificazione urbanistica e territoriale, tenendo presente che il faro che ci guida è ampiamente contenuto nella nostra Costituzione del 1948.

  1. Contrastare con forza il sistema della speculazione edilizia è il punto di partenza per mettere fine al consumo di suolo e quindi non limitarlo al suo semplice “contenimento”, le iniziative regionali devono essere tese a dotare la nostra regione di una chiara, inequivocabile, costruttiva normativa a tutela dei suoli ancora liberi, compresi quelli all’interno dell’area urbanizzata, utile a risolvere anche i problemi dell’enorme patrimonio edilizio inutilizzato ed in stato di abbandono. Serve una gestione della pianificazione basata su zone a carattere omogeneo e che costituisca sistemi di monitoraggio della pianificazione urbanistica, del consumo di suolo e degli abusivismi, in quanto la difesa del suolo non è solo un obiettivo da perseguire solo per la salvaguardia dell’ambiente ma soprattutto un traguardo da porsi ai fini di una corretta e più ampia pianificazione urbana.
  2. Divieto di edificazione in aree agricole e/o protette con pene severe per chi compie abusi, programmando pianificazioni strategiche che tengano conto di tutte le criticità dell’espansione urbana, puntando soprattutto sulla riduzione degli sprechi (rifiuti, energia, ecc). Emanazione quindi di norme e controlli più severi per la salvaguardia del verde esistente, sia urbano che extra urbano e, allo stesso tempo, pianificazione che riqualifichi i centri abitati con nuove proposte di verde e spazi pubblici attrezzati.
  3. Recupero della pianificazione paesaggistica, dove gli Enti locali con la supervisione dello Stato devono attivarsi per formare una rigorosa gestione dei piani a norma di Codice. A tal proposito può servire l’esempio della legge urbanistica in materia di Governo del Territorio della regione toscana 65/2014 che sta dando buoni risultati (in particolare sulla distinzione tra territori urbanizzati e territori rurali, la legge, in sintesi, “prescrive che i piani comunali delineino nettamente il confine che separa il territorio oggi urbanizzato da quello rurale e determina che ogni intervento di nuova edificazione o di trasformazione urbanistica deve essere previsto all’interno del territorio urbanizzato). Nel territorio rurale invece non sono mai consentite nuove edificazioni residenziali mentre sono possibili limitate trasformazioni di nuovo impianto per altre destinazioni, solo se autorizzate dalla conferenza di pianificazione di area vasta (alla quale partecipa la Regione, con diritto di veto) cui spetta verificare.
  4. Incentivare il ripopolamento dei centri abbandonati, attraverso il risanamento del costruito, la ristrutturazione e il restauro degli edifici, anche ai fini antisismici e di risparmio energetico, la riconversione di comparti attraverso la riedificazione e la sostituzione dei manufatti edilizi vetusti.
  5. Applicazione dell’articolo 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata” e “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale”. Per cui il venir meno di quest’ultima fa venir meno la stessa tutela giuridica, con la conseguenza che i suoli tornano nella proprietà collettiva della popolazione del comune interessato. Nessun indennizzo è dovuto ai proprietari che non hanno perseguito la funzione sociale dei loro beni, in quanto li hanno abbandonati.
  6. Rilancio del settore della progettazione, operando nella conversione delle professionalità coinvolte, alla Riqualificazione urbana e alla progettazione e costruzione eco-sostenibile, attraverso la formazione continua e gratuita, dove la prevalenza degli operatori, o futuri operatori, vengano formati verso un approccio più da “restauratori” che da “costruttori”.
  7. Porre particolare attenzione ai territori intermedi, periferie e frange urbane, che costituiscono il ventre molle del territorio urbanizzato, dove bisogna attuare politiche idonee a garantire che il fenomeno della crescita continua dell’urbanizzazione diventi sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale. Occorre che siano garantite pari opportunità di accesso ai servizi, che sia ridotto il numero di persone che vivono in condizioni degradate, che siano preservate le risorse naturali all’interno della città e delle zone circostanti e che siano realizzate politiche diversificate di pianificazione e gestione della distribuzione spaziale delle popolazioni residenti.
  8. Proporre politiche di riduzione del traffico nei centri urbani e da e verso le periferie e le frange urbane attraverso il potenziamento delle infrastrutture pubbliche e la creazione di servizi nei centri periferici al fine di demotivare gli spostamenti continui. Respingere quindi la logica dell’espansione urbana come traino di un’economia del mattone, insostenibile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico, anche perché ad avvantaggiarsene sono solo le classi più abbienti, e operare esclusivamente a favore della pianificazione pubblica come unico strumento in grado di regolare i meccanismi di crescita e trasformazione sostenibile del territorio, con regole certe e garanzie estese.
  9. Applicazione della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, pena sanzioni certe e commissariamento). L’eliminazione delle barriere architettoniche e urbanistiche si posiziona nelle disposizioni generali per la tutela e la valorizzazione degli insediamenti; seguendo infatti l’articolazione concettuale dei principi introdotti dalla lr 26/2008, l’accessibilità deve ritenersi insita nelle finalità precipue del governo del territorio.
  10. Zone interessate dai disastri idrogeologici e sismici. I primi cinque punti del nostro programma interessano, sia come prevenzione sia come interventi, anche tutto ciò che è inerente alle problematiche di rischio, in particolare quello sismico. Dal terremoto del 1997 a quello del 2016, ci sono state molte chiacchiere e pochissime azioni, pensiamo quindi sia arrivato il momento di prendere in mano seriamente la situazione e intervenire concretamente con interventi volti a prevenire i disastri, controlli e pene severe per chi compie abusi a partire dalle concessioni approvate dagli enti locali, e a sistemare quelli già avvenuti.

La chiave dunque, secondo Riconquistare l’Italia, per integrare le diverse politiche sta nell’ottimizzazione delle risorse socio ambientali del territorio e in un maggiore coordinamento delle procedure amministrative tra gli Enti alle varie scale, ed è con questi presupposti che RI intende affrontare il complesso tema della pianificazione ambientale, paesaggistica e urbanistica del territorio regionale umbro.

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