Mozione del Direttivo RI per l’Assemblea nazionale del 06 aprile 2025
MOZIONE DEL COMITATO DIRETTIVO DI RI
PREMESSA
Nella scorsa assemblea, svolta nel 2023, fu approvata una mozione la quale – dopo aver ripercorso la storia di RI, fin da quando nacque l’associazione ARS, narrato la partecipazione alle elezioni politiche del 2022 e le vicende successive, relative ai rapporti tra i membri dell’Alleanza ISP (Italia Sovrana e Popolare) e infine svolto osservazioni approfondite su tutta l’esperienza maturata dai membri di RI – enunciava alcune osservazioni preliminari alla delibera e si concludeva con poche righe che esprimevano il mandato che l’assemblea dava al Direttivo.
Conviene riportare integralmente le osservazioni preliminari e la delibera.
“OSSERVAZIONI PRELIMINARI ALLA DELIBERA
Tanto premesso, ci troviamo oggi a deliberare sulla strategia di promozione e formazione dell’Alleanza politica democratica, popolare e sociale che dovrà candidarsi alle elezioni politiche del 2027, sulla base non soltanto delle idee strategiche e di azione che abbiamo sempre professato, ma anche dell’esperienza fatta in ISP e prima che ISP fosse formata. Ci sembra che complessivamente si debba tener conto dei seguenti insegnamenti, principi e considerazioni:
I) non è possibile prevedere che RI si allei esclusivamente con organizzazioni politiche, e ancor più esclusivamente con organizzazioni politiche che abbiano talune caratteristiche, perché l’esperienza insegna: che le persone che intendono partecipare a organizzazioni politiche sono poche; che le organizzazioni costituite difficilmente durano uno o due anni; che non vi è nessuna certezza che tra qualche anno esistano consistenti organizzazioni politiche e addirittura che esistano con talune caratteristiche. Bisognerà dunque coinvolgere anche associazioni culturali, gruppi che fanno informazione e divulgazione, studiosi, gruppi di studiosi o intellettuali;
II) non è possibile rinviare l’inizio della formazione dell’alleanza a un momento lontano (uno o due anni dalle elezioni). Quella strategia aveva un senso quando la premessa era che dovessimo allearci con organizzazioni politiche con determinate caratteristiche e pertanto dovevamo attendere che si formassero e dimostrassero di essere solide e di sapersi radicare. Nella nuova prospettiva, l’azione volta a cercare il primo alleato andrà svolta con immediatezza, non essendovi ragione per attendere;
III) ovviamente, è impensabile che l’alleanza si crei sedendosi in dieci o venti attorno a un tavolo. Questo è il metodo suggerito da tutti gli ingenui e da tutte le persone prive di spirito pratico. Ma nonostante sia stato proposto, nel nostro ambiente, decine di volte, non ha mai trovato attuazione, in campo politico come in altri campi. E non, “a causa dei personalismi”, come credono gli ingenui, bensì perché è un metodo assurdo, sostenuto da uomini che non sanno cosa sia la concretezza dell’azione, da persone che nella vita non hanno creato nulla dal punto di vista pratico ma in fondo anche da persone incapaci di considerazioni elementari come quelle che si possono trarre da questo esempio: se un attore teatrale vuol metter su una compagnia teatrale cosa fa? cerca un altro attore e poi assieme a lui un terzo e poi assieme ai tre un quarto o convoca una serie di amici e conoscenti per sedersi tutti attorno a un tavolo? E se un musicista vuol creare un gruppo musicale? E così in tutti i campi. Soltanto assemblearisti impolitici, con l’ingenuità da studenti di liceo, possono credere che il metodo sia sedersi tutti attorno a un tavolo. Le elezioni del 2022 hanno dimostrato che le alleanze che si sono formate sono tutte sorte da un’azione di aggregazione progressiva: un gruppo si associa con un altro gruppo; i due gruppi si associano a un terzo e così via. Poi, attorno ai gruppi più consistenti, vengono a collocarsi gruppi meno consistenti o meno diffusi o singoli divulgatori, studiosi o intellettuali. Ma non serve l’esperienza a provare ciò che si può sapere con il semplice buon senso dell’uomo dotato di sufficiente spirito pratico. Con questo metodo, che è “il metodo” per formare un’alleanza, si uniscono prima i più decisi ad agire, che siano omogenei sotto il profilo delle caratteristiche che deve avere l’azione pratica; dunque si genera un nucleo attivo e omogeneo che dà un ritmo, una strategia e una linea e che aggrega.
IV) l’alleanza dovrà essere pronta ben prima della data delle elezioni, non tanto perché le elezioni potrebbero essere anticipate, bensì perché l’alleanza politica dovrà essere ben più nota rispetto a quella creata nel 2022 a ridosso delle elezioni. Addirittura i candidati nei collegi uninominali dovrebbero essere individuati più di un anno prima, anche due anni prima della data delle elezioni, in modo che possano svolgere una duratura azione di aggregazione e farsi conoscere e stimare nel collegio.
V) non bisognerà imbarcare personaggi politici dotati di piccola o grande notorietà. Un movimento nuovo non può nascere da politici che solcano il teatro della politica da decenni. L’avversione e il sospetto che suscitano è sempre molto superiore alla capacità di attrarre consensi. Il nuovo non è necessariamente composto da giovani ma non si caratterizza per il ruolo e la visibilità di politici vecchi;
VI) l’alleanza tra più soggetti, anche venti o trenta (tra gruppi politici, associazioni, blog, canali youtube, riviste, gruppi di studiosi, isolati intellettuali), non potrà avere un organo di vertice composto da venti o trenta persone: sarebbe una scelta disfunzionale che condurrebbe a morte pressoché immediata. Bisognerà perciò dare assoluta certezza a tutti i partecipanti e già a tutti gli invitati che ogni gruppo – anche se costituito da uno studioso, un blogger, un divulgatore attorno a sé stesso – avrà uno spazio proporzionale a quello degli altri, e corrispondente al numero di (relativamente) consistenti nuclei territoriali di uomini che riuscirà a mettere a disposizione dell’alleanza (in uno, due, tre, cinque o venti collegi);
VII) Il partito si crea dopo: se l’esperimento riesce e l’alleanza entra in Parlamento. In tal caso il Partito si crea in un battibaleno: non è possibile dubitarne. Sarebbe invece un gravissimo errore, impegnarsi fin da subito nel presuntuoso e fallimentare progetto di dar vita ad un partito unico. Chi crede di esserne capace, proceda e dimostri di non essere un ciarlatano. Dinanzi a un tentativo riuscito (e che quindi duri da alcuni anni) RI si scioglierà e i militanti entreranno nell’atteso partito. Non pretenda invece un aiuto che significherebbe per noi impegno in un progetto che crediamo fallimentare;
VIII) trattandosi di alleanza, il vertice politico non potrà che essere collegiale. Ovviamente il vertice politico può non coincidere con il comunicatore o con i comunicatori, che possono essere membri dell’organo di vertice dell’alleanza (dove devono stare le teste, capaci di azione concreta, non i teorici), oppure semplici strumenti dell’alleanza, che non hanno nell’alleanza nessun particolare ruolo. Ma anche quando sono membri dell’organo di vertice, nella loro azione di comunicatori sempre e soltanto meri strumenti dell’alleanza sono e devono essere.
TANTO PREMESSO
L’assemblea delibera di incaricare il Comitato Direttivo di intraprendere fin da subito – seguendo, nella misura possibile, le direttive sopra indicate nei punti i)–viii) – il tentativo di dar vita, entro due anni, a un’alleanza politica antiunionista, antiatlantista, popolare e sociale, ispirata alla Costituzione del 1948”.
Richiamata la precedente delibera, il Comitato Direttivo osserva:
che la fase “movimentista” durante il covid ha generato, come sempre accade – perché durante le fasi di movimento l’impegno è giornaliero e si verificano numerosi e notevoli sacrifici degli interessi, economici o spirituali, degli attivisti – , enorme stanchezza, sicché le preesistenti piccole formazioni politiche, critiche nei confronti della UE e della NATO, hanno visto tutte diminuire o scomparire la militanza, e molte associazioni non politiche, che hanno partecipato alla contestazione della gestione della “pandemia”, già esistenti oppure sorte per l’occasione, le quali pure avevano maturato una certa visione critica nei confronti dell’Unione e degli Stati Uniti, hanno ridotto enormemente la loro attività, e spesso sono scomparse del tutto;
che, per converso, la guerra tra Russia-Ucraina-Paesi europei e Stati Uniti, lo scontro geopolitico ed economico tra Cina e Stati Uniti e altri temi di importanza capitale, connessi con eventi della storia recente, hanno attratto l’interesse di molti critici del neoliberalismo, dell’Unione europea e dell’atlantismo. Tuttavia, ciò che è emerso sono soltanto canali di informazione, spesso di pregevole o alto livello, ma semplici canali di informazione. E quasi tutti i canali sono riconducibili a una sola persona (per esempio, Dazebao o Il Contesto) o a gruppi ristrettissimi di persone (Italia e il mondo, che invero già era attivo da tempo);
che una formazione politica già sorta prima delle precedenti elezioni (Pro Italia), in molteplici occasioni nelle quali membri del direttivo hanno avuto modo di discutere con i dirigenti, da un lato, ha sempre escluso alleanze, sostenendo che sarebbe andata da sola, dall’altro, ha considerato “troppo di sinistra” il gruppo di Ottolina TV, sostenendo che un’alternativa sarebbe sorta soltanto dalla destra sovranista, che per RI non ha alcun interesse, salvo formazioni che raccolgano persone provenienti da destra ma che in nessun modo si auto-qualifichino di destra (non è necessario, invece, che si qualifichino di sinistra ma non devono avere nessuna preclusione verso formazioni patriottiche di sinistra);
che pertanto il direttivo decideva di avvicinare i gruppi reputati più simili. In primo luogo il gruppo de La Fionda e in seguito quello raccolto attorno a Ottolina TV;
che Stefano D’Andrea, delegato dal Direttivo, incontrava il Direttore de La Fionda, Geminello Preterossi, per il quale tutto il direttivo nutriva e nutre enorme stima, proponendogli di iniziare assieme un lavoro di riflessione sui modi dell’azione politica e poi un lavoro di aggregazione, anche sottotraccia, anzi preferibilmente sottotraccia;
che Preterossi si dichiarava scettico sulla maturità dei tempi ma osservava che comunque avrebbe discusso con il gruppo, che, tuttavia, credeva essere della sua stessa opinione; Stefano D’Andrea ha riferito di aver detto a Preterossi che si trattava di iniziare un lungo lavoro; che i partiti non si creano in mesi ma in anni e che infatti i più ignorano il lavoro oscuro svolto per anni da Grillo prima della creazione del M5S o da Bossi prima della creazione della Lega;
che, qualche tempo dopo, Preterossi confermava a Stefano D’Andrea che il gruppo de La Fionda reputava che si dovesse ancora svolgere il lavoro culturale e si dovesse rinviare l’inizio di un eventuale lavoro di aggregazione;
che il “no” de La Fionda ha costituito un duro colpo per il Direttivo, il quale pensava che l’autorevolezza del direttore e di alcuni collaboratori sarebbe stata importante per iniziare nel migliore dei modi il processo di aggregazione e, prima ancora, la discussione sul progetto complessivo di azione;
che Stefano D’Andrea, su invito del Direttivo, si recava ad ascoltare Giuliano Marrucci, che si trovava a Perugia per presentare l’associazione Multipopolare. Durante l’intervento il fondatore di Ottolina TV precisava che, per ora, non c’era da pensare a progetti politici; che prima si doveva creare un mezzo di formazione dell’opinione pubblica che fosse seguito da un numero rilevantissimo di persone; che soltanto quando si sarebbe stati in grado di organizzare uno sciopero di milioni di persone si sarebbe pensato al partito; che formare un piccolo partito che magari entri in Parlamento non era la strada da percorrere, perché i piccoli partiti non crescono mai. In definitiva il fondatore di Ottolina TV sosteneva tutto il contrario di ciò che RI ha sempre sostenuto: che prima si fonda un grande partito e poi si tenta di farlo diventare un partito grande; che un partito grande, che non sia un grande partito, non diventerà mai un grande partito, perché i partiti sono soggetti alla legge della degenerazione e soltanto se hanno un grande statuto e una grande classe dirigente riescono, talvolta, a restare al livello raggiunto, superando i molteplici ostacoli posti dalla notorietà e dal potere; che creare un grande partito (sebbene ancora piccolo per percentuale di voto), entrare in Parlamento e parlare al popolo italiano significa creare un grande e potente strumento di formazione dell’opinione pubblica, mentre creare un grande e potente strumento di formazione dell’opinione pubblica, non assicura minimamente la formazione di un grande partito ma al più di un partito grande, il quale, se non è un grande partito, è soltanto un ostacolo alla vera alternativa, perché durerà decenni, senza fare nulla di positivo, ma occupando spazio e quindi ostacolando la nascita di nuovi partiti (vedi M5S). Il Direttivo, ascoltato il resoconto di Stefano D’Andrea, decideva che era inutile contattare Ottolina TV, considerato che, nonostante si trattasse di un gruppo pervenuto finalmente ad idee politiche molto simili a quelle diffuse da ARS-FSI-RI fin dal 2011, aveva idee di azione completamente diverse, che enunciava pubblicamente e che andavano rispettate;
che, pertanto, il Direttivo perveniva alla conclusione di aver fatto tutto il possibile per attuare l’incarico dell’assemblea, senza ottenere alcun risultato, e che non era sensato continuare a cercare di promuovere un’aggregazione di gruppi che o non vogliono allearsi, o reputano che non sia ancora tempo di iniziare l’azione strettamente politica, o esistono ormai soltanto sulla carta, o, pur simili per idee politiche sostanziali, hanno espresso pubblicamente il sostegno teorico ad un progetto di aggregazione, che da un lato è esattamente opposto a quello sostenuto da RI, e dall’altro non deve avere inizio con immediatezza bensì in un tempo piuttosto lontano anche se non definito;
che il Direttivo perveniva altresì alla conclusione che comunque non si dovesse porre definitivamente fine all’avventura di ARS-FSI-RI e che l’attività dell’associazione dovesse semplicemente essere sospesa: se altri prenderà l’iniziativa e il progetto apparirà interessante, valuteremo se dare il nostro contributo. Infatti, l’esperienza accumulata, le capacità dimostrate, la qualità dei militanti e dei potenziali candidati, la coerenza che hanno dimostrato in tanti anni, il valore di ex associati o simpatizzanti, che sono andati via per motivi personali e non per dissensi politici, e che certamente risponderebbero all’appello, se si dovesse passare all’azione, sono un patrimonio che non c’è ragione di dilapidare e che va semplicemente accantonato e messo a disposizione all’occorrenza.
TANTO PREMESSO
L’Assemblea delibera di sospendere l’attività di RI, ferma la libertà di militanti e gruppi locali di organizzare o co-organizzare (con il consenso del Direttivo) iniziative se vogliono; di autorizzare i membri del Direttivo e ogni altro titolare di cariche a svolgere esclusivamente i compiti di ordinaria amministrazione, senza necessità (ma con possibilità) di indire un’assemblea nel 2026 ma con dovere di indirla comunque nel 2027; di autorizzare i membri del Direttivo a prendere decisioni in ordine alla gestione dei mezzi di comunicazione, in particolare in ordine al sito Appello al Popolo.




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