Rifiuti (programma di Riconquistare l’Italia per la Regione Umbria)

Dal programma della lista Riconquistare l’Italia per le elezioni regionali del 27 ottobre 2019 (candidata Presidente Martina Carletti).

Con la direttiva 91/156/CEE del 18 marzo 1991, che va a modificare e integrare la primogenita direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti, vengono sanciti dei principi fondanti per tutelare l’ambiente e ottimizzare la produzione e lo smaltimento in ambito industriale e consumistico:

  1. adozione di misure intese a limitare la formazione dei rifiuti promuovendo le tecnologie “pulite” e i prodotti riciclabili e riutilizzabili;

  2. promozione del riciclo dei rifiuti e della loro riutilizzazione come materia prima;

  3. raggiungimento dell’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti da parte di ciascuno Stato membro, concependo la possibilità di una rete comunitaria;

  4. programmazione della gestione dei rifiuti;

  5. riduzione dei movimenti dei rifiuti;

  6. prassi autorizzativa e adeguato controllo delle imprese che si occupano di rifiuti.

I 28 anni trascorsi da questa direttiva evidenziano l’inerzia finora realizzatasi su di un tema che non è solo ambientale, ma anche economico e industriale, essendo la gestione dei rifiuti una potenziale fonte di guadagno per chi li gestisce e un risparmio notevole per le famiglie e le aziende che devono pagare le relative tasse per il loro smaltimento. Ciò detto, il nostro obiettivo non può che essere quello di una gestione integralmente pubblica di questa materia, che veda coinvolti Comuni, Province e la Regione stessa. Certamente, la passata modifica del Titolo V della Costituzione ha creato non poca confusione nella suddivisione dei ruoli e, vero abominio, la c.d. legge “Delrio” ha determinato un ulteriore cortocircuito di competenze pressoché insanabile.

Appare altresì assurda la destinazione di un gran numero di luoghi a discariche, le cui proprietà e gestione sono affidate ai privati, spesso proprietari dei terreni stessi, senza che l’Ente pubblico ricorra all’esproprio per pubblico interesse previsto dall’art. 42, terzo comma della Costituzione.

Nelle premesse della direttiva sopracitata, è da ritenere dannosa l’apertura alla rete di gestione comunitaria, alla quale va preferito l’obbligo per i singoli Stati di chiudere il proprio ciclo dei rifiuti in modo virtuoso e remunerativo, al fine di evitare meccanismi di “deindustrializzazione” nell’ambito della gestione dei rifiuti a favore dei Paesi del Nord Europa. La sola raccolta differenziata rappresenta una fetta cospicua relativa all’economia di un territorio.

L’intero costrutto normativo appare viziato alla radice dall’apertura incondizionata al settore privato, che segue il solito mantra, falso e dannoso, secondo il quale le aziende pubbliche sarebbero inefficienti e costose, mentre quelle private più funzionali. In questo senso, sarebbe interessante calcolare il danno economico e ambientale subìto dalla Regione Umbria negli ultimi 30 anni, nei quali la gestione è stata lasciata nelle mani dei privati, e in particolare:

  1. il costo dei terreni mai espropriati sui quali sono state fatte le discariche;

  2. il mancato sfruttamento di buona parte dei rifiuti, come ad esempio la produzione di metano dagli stessi;

  3. il continuo ricorso ad appalti a società e cooperative, con le conseguenze negative in termini salariali per i lavoratori, che risultano avere condizioni contrattuali peggiori di un dipendente pubblico, con una inevitabile ricaduta sull’economia locale e nazionale, mentre responsabili, dirigenti e proprietari di queste aziende traggono ricavi esorbitanti.

Ulteriore tema è quello della coltivazione della canapa, con la sua filiera relativa ai prodotti che ne derivano. Elemento, questo, che migliorerebbe di molto la transizione in atto relativo all’uso della plastica, soprattutto di tipo monouso; favorirebbe una tipologia di edilizia più eco-sostenibile, sia

nella realizzazione di manufatti, che nel loro successivo smaltimento; per non parlare dell’impatto sull’agricoltura in alcune aree che hanno visto una grave e inarrestabile caduta del settore.

In conclusione, l’imposizione di direttive europee relative all’argomento specifico della gestione dei rifiuti, in concomitanza con l’impostazione liberista dell’Unione Europea, che vede con favore l’impresa privata in sostituzione di quella pubblica, hanno favorito clientelismi a danno della qualità della vita dei cittadini umbri, nonché una perdita economica notevole all’interno del tessuto regionale. La lista Riconquistare l’Italia si propone pertanto un completo riassorbimento della gestione dei rifiuti nelle competenze della Regione, rendendola integralmente pubblica, procedendo all’esproprio dei terreni adibiti a discarica e avviando tutte le azioni necessarie a creare un ciclo dei rifiuti virtuoso, a partire dalle azioni di prevenzione affinché diminuisca la produzione di materiali di difficile smaltimento.

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