Riconquistare il lavoro (programma di Riconquistare l’Italia per la Provincia di Trento)

Dal programma della lista Riconquistare l’Italia per le elezioni provinciali del 21 ottobre 2018 (candidato Presidente Federico Monegaglia).

Nell’attuale ordinamento, imposto dai Trattati dell’Unione Europea, è il mercato a ‘regolare’ l’occupazione e a determinare le retribuzioni e lo Stato non deve influenzare il libero gioco della domanda e dell’offerta di lavoro. Per tutelare la concorrenza, infatti, i Trattati dell’Unione Europea vietano allo Stato di intervenire nell’economia per creare nuovi posti di lavoro, ossia favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta (disciplina del collocamento) e prevedere sussidi per i disoccupati.

I limitati poteri che i Trattati lasciano allo Stato in materia di lavoro, vengono ripartiti tra Stato e Regioni o Province Autonome secondo le regole previste dal nuovo Titolo V della Costituzione; allo Stato spetta fissare i livelli essenziali dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro che valgono per tutto il territorio nazionale. La Provincia Autonoma di Trento non ha quindi incisivi e specifici poteri in materia di lavoro.

L’obiettivo della lista Riconquistare l’Italia è quello di porre di nuovo al centro dell’ordinamento giuridico italiano la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948, mortalmente colpita dalla restaurazione liberale codificata nei Trattati dell’Unione Europea che si fondano sull’ideologia falsa della concorrenza, sulla deregolamentazione della circolazione di capitali, merci, servizi e lavoratori e sui vincoli al bilancio pubblico che sono volti a impedire l’intervento dello Stato nell’economia per raggiungere la piena occupazione.

Il divieto di aiuto pubblico alle imprese, il divieto del deficit di bilancio (principio del pareggio di bilancio) e i principi della concorrenza e della libera circolazione, imposti dai Trattati dell’Unione Europea, riducono fortemente la possibilità per i pubblici poteri di intervenire nell’economia per creare occupazione e benessere, come invece la nostra Costituzione prevede. Tutti questi divieti e principi europei contrastano con l’impostazione sociale della nostra Costituzione e operano come in ‘vincolo esterno’ sulle nostre scelte.

Di conseguenza, pur consapevoli di doverci muovere all’interno di questo gravoso ‘vincolo esterno’, ci proponiamo di usare il residuo spazio che i Trattai dell’Unione Europea lasciano, per attuare i principi fondamentali della nostra Costituzione, quindi, principalmente, la tutela del lavoro.

Nel settore privato, ci proponiamo di ridurre quanto più possibile gli effetti delle politiche di concorrenza e delle politiche di austerità che hanno causato la distruzione delle piccole e medie imprese in tutti i settori (agricolo, industriale e del commercio); la concorrenza infatti agevola sempre il grande capitale. Per tutelare il lavoro e le piccole e medie imprese cercheremo di impedire nuove politiche a favore della concorrenza (nuove liberalizzazioni e privatizzazioni), nuove politiche a favore dell’indebitamento delle piccole e medie imprese, nuove politiche favorevoli all’insediamento di nuove strutture commerciali di multinazionali.

Nel settore pubblico, ci proponiamo di “spostare l’asse” quanto più possibile da privato al pubblico. Rifiutiamo l’ideologia della privatizzazione dei servizi pubblici essenziali, ci opponiamo alla dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e siamo contrari all’ideologia dominante che vede il settore dei servizi pubblici come un mercato, come un’industria, come un’opportunità per i privati, trasformando i bisogni essenziali in un’occasione di profitto e di rendita a favore di pochissimi. Ci proponiamo di fare in modo che la gestione dei servizi pubblici essenziali (sanità, trasporti e rifiuti) sia quasi totalmente pubblica, anche perché questa è l’unica via che si può perseguire per cercare di garantire un po’ di buona occupazione; in questo momento, nel settore privato, infatti, non ci sono le condizioni per fare dell’occupazione stabile. Come dimostrano i dati dell’Agenzia del Lavoro, malgrado la disoccupazione nel 2017 sia diminuita, sono in calo anche le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato. Offrendo servizi pubblici di maggiore qualità ai cittadini ci sarebbe invece necessità di ‘buona’ occupazione, stabile e con adeguata retribuzione. Invertendo la tendenza, imposta dai Trattati, della privatizzazione dei servizi essenziali, per tornare a una gestione dei servizi totalmente pubblica, si avrebbe un effetto positivo, con beneficio anche per l’indotto e su tutto il territorio.

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