Riconquistare l’Italia per Riconquistare l’Autonomia (programma di Riconquistare l’Italia per la Provincia di Trento)

Dal programma della lista Riconquistare l’Italia per le elezioni provinciali del 21 ottobre 2018 (candidato Presidente Federico Monegaglia).

Nel dibattito politico trentino ci si interroga spesso circa il come si debba sostanziare il concetto di Autonomia, così come sancito dalla nostra Costituzione e declinato dal nostro speciale Statuto. È triste osservare che, sempre più frequentemente, ci sembra di poter dire che essa si è andata incamminando nell’ultimo trentennio sempre più verso uno status di “occasione mancata”. Una occasione mancata di identità e di comunità, alle quali noi Trentini non possiamo assolutamente derogare. Questa involuzione, non tanto negli aspetti finanziari o della potestà legislativa propri della Provincia, quanto nei tratti sociali e comunitari, della cura della tradizione, delle piccole produzioni locali, dell’autonomia comunale, si è andata sempre più radicando a seguito dell’adesione acritica ed entusiastica alla ideologia falsa ed ipocrita della concorrenza e del libero mercato, codificata nei Trattati dell’Unione Europea, che ha posto l’intero Paese e tutte le comunità che lo compongono sotto il dominio incontrastato della libera circolazione interazionale dei grandi capitali, dei grandi produttori di merci e dei grandi erogatori di servizi. Una ideologia onnipervasiva che ha compresso il ruolo dello Stato e dei suoi enti territoriali, tra cui la Provincia Autonoma di Trento e i suoi Comuni, a quello di meri arbitri della contrattazione tra figure di diritto privato che competono al ribasso dei costi, incuranti delle ricadute sociali che questo comporta. Recenti studi del servizio statistico provinciale riportano che un trentino su quattro vive oggi a rischio povertà ed esclusione sociale. Ciò è dovuto non alla “crisi economica”, come si suole chiamarla, ma al perseguimento dell’ordinamento europeo, di cui la crisi non è un effetto collaterale quanto il naturale esito.

La perdita di identità del Trentino la tocchiamo con mano ogni volta che passeggiamo per il centro storico della città di Trento, le cui fattezze il dominio incontrastato del grande capitale nella sua forma subdola del “capitale marchio” ha omologato a quelle delle grandi città metropolitane. Il proliferare degli esercizi in franchising ha spazzato via gli esercizi commerciali di produzioni locali, detentori di tradizioni di lungo corso del nostro tessuto sociale ed economico, che non sono in grado di competere all’interno di un mercato basato sulla libera concorrenza al ribasso con i grandi marchi a produzione slegata dal territorio e dalle sue espressioni sociali. L’arretramento dello Stato e dei suoi enti territoriali (Regione, Provincia e Comuni) in ossequio al principio di “Stato minimo” previsto dai Trattati non consente una adeguata tutela del tessuto socioeconomico locale.

L’autogoverno, in barba all’ampia potestà legislativa che la Costituzione ci concede, si riduce a compiti di razionalizzazione, ovvero tagli ai servizi pubblici che preludono la loro progressiva privatizzazione; ne sono esempi l’introduzione dei ticket sanitari, la vergognosa chiusura dei punti nascita periferici e la riduzione dell’orario di servizio della Guardia medica, mentre proliferano grandi esercizi commerciali, alieni al nostro territorio, aperti sette giorni alla settimana.

Il senso di comunità della Provincia Autonoma di Trento viene a mancare nel settore del lavoro, nel quale per la verità la potestà è piuttosto contenuta, dove il proliferare dei contratti a termine proietta i lavoratori verso un’intensa individualizzazione e verso un isolamento competitivo, e rende impossibile l’accesso alla casa per un numero sempre maggiore dei nostri giovani. L’Agenzia del Lavoro provinciale ha recentemente prodotto un poderoso rapporto sull'”Occupazione nella Provincia di Trento nel 2017″ il quale riporta una ripresa dell’occupazione, contestualmente alla diminuzione lineare dei contratti a tempo indeterminato rispetto agli anni precedenti. È sintomatico come in quasi 400 pagine non compaia nemmeno una volta la parola “retribuzioni”: le retribuzioni, in un'”economia sociale di mercato fortemente competitiva” (Art. 3 comma 3 del Trattato sull’Unione Europea), le decide il mercato; un mercato al ribasso, sul quale l’ente pubblico, di fatto esautorato, non ha voce in capitolo.

L’Autonomia, al tempo della libera concorrenza dei Trattati Europei, deve adeguarsi a non interferire nell’offerta dei servizi pubblici, che possono sì essere gestiti in house, ma attraverso forme che progressivamente si conformano all’assetto dell’erogazione privata, con la sempre più frequente conversione di uffici della Provincia in Società per Azioni, come ITEA SpA, Trentino Riscossioni SpA, Trentino Trasporti SpA… Senza il principio della sovranità costituzionale, abbandonato in ossequio alla logica europea, la nostra Autonomia è tristemente degradata da “autogoverno” a “governo dei consigli di amministrazione”, dove l’erogazione universale del servizio pubblico cede il posto alla logica privatistica del profitto.

Nel settore dell’istruzione la c.d. autonomia scolastica (da non confondere con l’autonomia provinciale) ha trasformato le scuole in aziende sostituendo ai prèsidi i dirigenti scolastici, trasformando i collegi docenti in consigli d’amministrazione e bypassando i concorsi pubblici attraverso la chiamata diretta, ed ha svuotato la scuola pubblica di contenuti ponendo gli istituti in concorrenza uno con l’altro a colpi di marketing. Nelle scuole si insegna sempre meno l’educazione civica, la Storia del nostro Paese e del nostro Trentino, la Costituzione, l’Autonomia; forse perché in questa triste fase storica preda dei revisionismi è rimasto poco da raccontare.

Per riconquistare la nostra Autonomia dobbiamo Riconquistare l’Italia. Dobbiamo riconquistare la potestà dello Stato, della Regione e della Provincia di tornare ad essere attori e regolatori nel comparto economico, di programmare lo sviluppo dei territori, di incentivare il lavoro e la vita nelle nostre valli che vanno spopolandosi ogni giorno, di decentrare sempre più funzioni dalla Provincia ai Comuni, vero spazio di espressione delle comunità della nostra terra, oggi martoriati dagli assurdi vincoli di bilancio impostici dall’ordinamento europeo e degradati di conseguenza al rango di enti poco più che contabili.

Nel lungo cammino di liberazione che ci consentirà di riconquistare la basi per un vero e proprio “poter fare”, ovvero quella sovranità popolare che la nostra Costituzione sancisce nel primo dei suoi articoli, noi di Riconquistare l’Italia ci proponiamo di perseguire una politica di tutela e promozione di tutte quelle attività, produttive, turistiche, sociali, cooperative, che portano i tratti della nostra storia e della nostra tradizione. Ci proponiamo di promuovere un localismo che porti le funzioni quanto più possibile vicino al cittadino, al livello dei Comuni e dei territori, in luogo di un regionalismo esasperato che ha accentrato nella Provincia la quasi totalità delle funzioni. Contrasteremo con ogni mezzo la riduzione dei servizi pubblici, soprattutto quelli periferici, a partire dai punti nascita e dalle guardie mediche. Promuoveremo la cultura dell’educazione civica nelle scuole, nelle quali andranno insegnate la nostra Costituzione, la nostra Autonomia, e la storia che ad esse ci ha condotto. Riservandoci di rimandare l’insegnamento di come invece le abbiamo calpestate ad un futuro nel quale potremo ricordare tutto questo come una pagina buia della nostra Storia.

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