Casa (programma di Riconquistare l’Italia per la Regione Lazio)

Dal programma della lista Riconquistare l’Italia per le elezioni regionali del 4 marzo 2018 (candidato Presidente Stefano Rosati).

9. Casa

L’art. 42 della Costituzione parla chiaro: la proprietà privata deve tendere alla “funzione sociale” e deve essere resa “accessibile a tutti”. L’abbandono delle politiche sociali ha creato numerosi problemi soprattutto nel settore della casa. Con la crisi economica e l’aumento della disoccupazione, anche nel Lazio è nata una forte emergenza abitativa. Gli amministratori e i politici, abbagliati dalle sirene del mercato, hanno fatto proprio il motto: “privato è bello”. Così una politica pubblica della casa è stata abbandonata da più di dieci anni. Bisogna che la Regione e lo Stato tornino a intervenire.

Alcuni dati sono utili per capire la situazione dell’emergenza abitativa. Nel Lazio sono state emesse 52.784 sentenze di sfratto; in più gli enti previdenziali, e pubblici e privatizzati, continuano a vendere il loro patrimonio immobiliare con programmi di dismissione speculativa. Solo a Roma il fenomeno interessa sessantamila alloggi. Le proposte di rinnovi contrattuali oppure di vendite di appartamenti a prezzi di mercato creano una situazione di incertezza per gli inquilini che non possono permettersi di pagare. Un caso emblematico è quello dei millesettecento alloggi dell’INPS nel quartiere Don Bosco. Coloro che non sono riusciti ad acquistare la casa negli anni passati dovranno pagare più del doppio di quanto già versato per poter accedere alla vendita dell’appartamento. Chi non potrà sostenere questi costi finirà nelle liste d’attesa per un alloggio popolare.

Un’altra situazione difficile riguarda i titolari del diritto di superficie degli alloggi rientranti nei PEEP (Piani di Edilizia Economica e Popolare). Per affrancare la propria abitazione e poterla acquistare il Comune di Roma chiede cifre altissime, pur sapendo che molte cooperative che hanno acquistato queste case le hanno pagate per un valore ben inferiore e prima che scadesse il termine di inefficacia degli atti di disposizione; con la complicità di poco accorti notai.

Quali sono le possibili soluzioni?

Per sostenere gli inquilini delle case di proprietà degli enti previdenziali e l’edilizia popolare, si possono usare i fondi ex-Gescal per il valore di 250 milioni. Già la delibera 18/2014 li prendeva in considerazione, ma è rimasta lettera morta poiché avrebbe imposto notevoli oneri per le amministrazioni comunali. Serve dunque un provvedimento concordato fra i vari enti che diventi subito effettivo.

ATER Roma è un ente pubblico economico controllato dalla Regione Lazio che gestisce l’edilizia popolare del Comune di Roma. È balzata alle cronache degli ultimi mesi perché ha rischiato più di una volta il fallimento. I debiti dell’ente verso Equitalia sono dovuti al mancato pagamento dell’IMU sugli immobili popolari. Se ATER fallisse, si aprirebbe una forte crisi sociale, perché il curatore fallimentare potrebbe vendere gli immobili (più di cinquantamila alloggi) e, se l’inquilino non potesse acquistare la propria casa a prezzo di mercato, la vendita avverrebbe in esterno con conseguente sfratto. Pur sapendo che la questione si risolverebbe definitivamente solo sul piano nazionale, proponiamo un intervento da parte della Regione Lazio la quale dovrebbe concedere le fideiussioni necessarie all’ATER per potersi finanziare e ripianare i debiti con Equitalia. Inoltre, è necessario promuovere una gestione di ATER sana e nel pubblico interesse, andando a colpire i fenomeni clientelari che impediscono l’accesso a chi davvero ne avrebbe diritto.

È necessaria una riqualificazione urbana, gestionale ed energetica del patrimonio abitativo pubblico. Le risorse derivanti dalla diminuzione degli sprechi energetici potranno essere reinvestite nelle politiche sociali.

Per quanto riguarda l’edilizia agevolata, la Regione dovrà impegnarsi per non favorire i costruttori che hanno venduto gli alloggi prima del tempo dovuto con provvedimenti di pura propaganda, come è accaduto con la Determinazione di Giunta del 18 dicembre 2017. Dovranno invece essere da una parte sostenuti gli inquilini con sovvenzioni a fondo perduto e e dall’altra spinti i Comuni a rivedere i costi per l’affrancamento.

Infine, occorre costruire nuove case popolari, se possibile espropriando le opere incompiute dovute alla speculazione di qualche palazzinaro, così da limitare il consumo di suolo.

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