Istruzione e formazione professionale (programma di Riconquistare l’Italia per la Regione Umbria)

Dal programma della lista Riconquistare l’Italia per le elezioni regionali del 27 ottobre 2019 (candidata Presidente Martina Carletti).

INCIPIT: l’obiettivo programmatico generale di Riconquistare l’Italia in tema di istruzione è la restaurazione della centralità della scuola pubblica, sia come luogo di formazione del cittadino, che come luogo di sviluppo di conoscenze teoriche di alto livello e di capacità pratiche connesse all’attività produttiva.

Riteniamo che la cosiddetta “autonomia delle istituzioni scolastiche”, introdotta da ormai vent’anni, abbia causato l’incapacità delle istituzioni scolastiche di raggiungere i livelli essenziali delle prestazioni concernenti il diritto all’istruzione. Messe in competizione tra loro dall’autonomia (autonomia rivolta esclusivamente alla parte economica, con buona pace della libertà d’insegnamento sancita in Costituzione), le istituzioni scolastiche si sono sforzate di attrarre utenti marginalizzando progressivamente la didattica diretta alle conoscenze scientifiche e culturali, e sostituendola con progetti di attività improvvisate senza efficace ricaduta sugli apprendimenti. Ne è seguito così un grave scadimento della scuola pubblica. La progettualità ispirata dalla UE contribuisce poi a creare un ambiente scolastico sempre più estraneo alla cultura italiana e sempre meno resistente alla colonizzazione da parte dell’industria culturale anglosassone. Infine i tagli alle risorse hanno compromesso il patrimonio immobiliare della scuola (già in gravi condizioni nella nostra Regione a causa dei ben noti eventi sismici del recente passato), che si presenta a volte inadeguato ai requisiti minimi di sicurezza, quasi sempre degradato sotto il profilo funzionale ed estetico.

Con l’introduzione del decreto 61/2017 e la costituzione di una “rete nazionale delle scuole professionali” viene messo in un unico confuso calderone: pubblico, privato, regionale, statale, con il solo scopo di addestrare manovalanza in serie, con nozioni minime e competenze immediatamente spendibili nel mondo del precariato e non formare cittadini consapevoli, capaci di affrontare in modo trasversale la complessità.

L’istruzione professionale, che è l’indirizzo più problematico del sistema scolastico, con la maggior parte di studenti svantaggiati, e che richiede attenzione particolare verso saperi emancipanti, è stata ulteriormente depotenziata ed indebolita, diventando un corpo separato dal resto del sistema scolastico nazionale. In attesa dell’abrogazione della legge 107 (riforma Moratti) e, soprattutto, della modifica dell’art. 117 della Costituzione, è necessario contrastare radicalmente la legislazione nazionale, per scardinare la tendenza alla privatizzazione, dequalificazione e descolarizzazione dell’istruzione e formazione professionale. La Regione deve affermare il proprio diritto ad attenersi a rispettare gli articoli 33 e 34 della Costituzione, rendendo pienamente pubblico il servizio, con l’esclusione della gestione privatistica ed i finanziamenti ad essa destinati, e concordare con lo Stato standard, risorse, amministrazione, dotazioni organiche statali stabili (in grave affanno in Umbria, dove ogni anno centinaia di cattedre rimangono vacanti, soprattutto quelle di sostegno alla disabilità).

Parallelamente si è andato radicando in maniera sempre più capillare il mercato liberalizzato della formazione professionale, istituendo un vero e proprio percorso integrato definito IeFP (Istruzione e formazione professionale) di competenza delle regioni ma in concorrenza con la disciplina nazionale degli istituti professionali. Una ingente quantità di fondi viene investita ogni anno in corsi di formazione, sia per occupati che per disoccupati, spesso di dubbia utilità, e sulla base del falso

presupposto che lo status di disoccupazione o di sotto-occupazione sia dovuto ad una mancanza di competenze del privato cittadino.

La liberalizzazione ha fatto sì che a sempre più enti, la maggior parte dei quali di natura privata, vengano distribuiti fondi pubblici (per metà regionali, per metà in cofinanziamento europeo) per l’organizzazione di corsi di formazione professionali sulla cui efficacia non viene condotto alcun controllo efficace da parte dell’ente regionale. Il tutto enfatizzato dalla recente legislazione sul reddito di cittadinanza, dove una delle condizionalità per l’accesso al contributo è proprio l’obbligo di seguire corsi professionalizzanti, elargiti dal privato che, grazie a ciò, può ottenere anche cospicui sgravi fiscali.

Proponiamo quindi di incrementare le risorse per la realizzazione del Diritto alla Studio, indirizzandole verso le scuole pubbliche e comunali.

Particolare attenzione deve essere dedicata al sostegno degli studenti attraverso borse di studio, gratuità di trasporti, mense e libri.

Tenuto conto del fatto che la legislazione regionale è concorrente con quella statale in tema di istruzione e che la stessa è determinante in tema di istruzione e formazione professionale, Riconquistare l’Italia opererà:

  1. per la riqualificazione scientifica e culturale delle scuole. A tale fine sarà necessario a) servirsi degli strumenti di indagine sui risultati scolastici già esistenti ed eventualmente metterne in atto di nuovi per accertare i risultati dell’attività didattica, riservando le scelte di metodo all’autonomia delle scuole e alla libertà didattica degli insegnanti; b) favorire la riqualificazione scientifica e culturale del corpo docenti tramite aggiornamenti scientificamente qualificati; c) impedire che l’innovazione didattica e l’inclusione avvengano a detrimento del livello degli obiettivi didattici; d) connettere la scuola non tanto con il territorio, ma con quanto il territorio offre di culturalmente e scientificamente valido;

  2. per ricollocare i diritti e i doveri di cittadinanza richiamati dalla Costituzione, al vertice degli obiettivi formativi della scuola;

  3. per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e della loro riqualificazione funzionale ed estetica, strutturando un serio piano di ristrutturazione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici;

  4. per garantire, mediante piano di dimensionamento scolastico, adeguati presidi scolastici, abbandonando quella logica dei tagli che ha contribuito a creare mega-strutture scolastiche dispersive, con bacini di utenza enormi e classi sovraffollate, rendendo difficile una efficace offerta formativa e aumentando il pendolarismo, i cui costi ricadono sul bilancio regionale;

  5. per potenziare e incrementare i servizi all’infanzia: è necessario fermare l’emorragia di finanziamenti verso le strutture private e privilegiare il servizio pubblico, chiudendo ad esempio le anti-pedagogiche “sezioni primavera” e convogliando i contributi ad esse destinati ad accrescere e migliorare l’offerta di nidi comunali.

Per quanto riguarda invece la formazione professionale, si rileva che ad oggi la gran parte della formazione è finanziata tramite bandi europei cofinanziati dalle Regioni.

Per Riconquistare l’Italia è necessario che nelle iniziative di formazione la Regione recuperi autonomia, raccordandosi con il territorio che esprime i veri interessi nazionali. Per raggiungere questo obiettivo Riconquistare l’Italia si propone di istituire la verifica regionale del raggiungimento del risultato minimo dei corsi professionalizzanti privati e pubblici; inoltre punta all’ampliamento dell’offerta dei corsi professionalizzanti erogati da enti di diritto pubblico con particolare enfasi sul rinforzo delle competenze di base legate alla cittadinanza.

La liberalizzazione del mercato della formazione voluta dalla Commissione Europea ha tolto l’esclusiva competenza agli ordini professionali sui corsi di formazione continua e ha creato un obbligo burocratico di formazione annuale per i professionisti. Riconquistare l’Italia vuole incentivare l’erogazione di corsi di formazione rigorosamente gratuiti da parte delle strutture di elevato livello professionale.

Proponiamo inoltre lo sviluppo di una struttura regionale per il trasferimento tecnologico che agisca come raccordo tra il settore pubblico della ricerca scientifica e tecnologica e il mondo imprenditoriale locale.

Print Friendly, PDF & Email

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.