Immigrazione (programma di Riconquistare l’Italia per la Regione Umbria)

Dal programma della lista Riconquistare l’Italia per le elezioni regionali del 27 ottobre 2019 (candidata Presidente Martina Carletti).

Sull’intero sistema delle autonomie regionali esercita un notevole influsso il diritto UE, che interessa prevalentemente la gestione dei flussi migratori e gli standard di erogazione dei servizi sociali. Lo Stato ha il potere di definire le quote d’ingresso degli stranieri e di determinarne la ripartizione tra le varie Regioni. Tale attribuzione non appare più compatibile con il modello di decentramento delineato dalla modifica del titolo V della Costituzione a seguito della riforma federale, nel quale i servizi sociali sono prevalentemente affidati a livello territoriale e la loro gestione è indirizzata al rispetto del principio di autonomia finanziaria delle Regioni e degli Enti locali. Sono le Regioni, infatti, a sopportare le maggiori implicazioni sociali ed economiche dell’immigrazione e a possedere una conoscenza del territorio tale da poter indicare con maggiore precisione l’offerta di lavoro.

Le competenze regionali in materia sono attribuite dal Testo Unico sull’immigrazione, a seguito del quale le Regioni approvano una mappatura delle risorse disponibili (l’ultimo piano approvato dalla regione Umbria risale ad Aprile 2019), la qualificazione degli operatori dei servizi ai migranti, l’integrazione ed il collegamento fra i servizi attivi, il potenziamento delle qualifiche professionali e della sezione mercato del lavoro. Le Regioni hanno dunque funzioni di programmazione, indirizzo, coordinamento e valutazione delle politiche e di allocazione delle risorse finanziarie per la loro piena realizzazione, e svolgono un ruolo centrale nella definizione delle politiche di welfare e di accesso ai diritti sociali.

Le leggi regionali possono affidare compiti istruttori agli enti locali nell’ambito dei procedimenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi e delle carte di soggiorno, nonché di richiesta di nulla-osta al ricongiungimento (sentenza Corte Costituzionale n. 156 del 2006). Possono inoltre intervenire sul funzionamento dei C.I.E. (centri di identificazione ed espulsione), potendo svolgervi attività sia di osservazione e monitoraggio che di assistenza, con particolare riferimento a quella sanitaria (sentenza Corte Costituzionale n. 300 del 2005). Regioni ed enti locali possono dunque adottare norme di dettaglio, pur senza poter disporre un’azione specificatamente incisiva sulla quantità dei sui flussi migratori.

In tema di immigrazione le competenze di provincia e regione restano comunque marginali, nonostante l’Autonomia, in quanto materia di legislazione esclusiva dello Stato. Pertanto i margini di manovra sono limitati. La lista Riconquistare l’Italia articola la sua politica a livello statale in ottemperanza alle sentenze della Corte Costituzionale n. 250/2012, la quale afferma che il potere di disciplinare l’immigrazione costituisce una manifestazione essenziale della sovranità dello Stato, e n. 353/1997: “lo Stato non può […] abdicare al compito, ineludibile, di presidiare le sue frontiere”.

Per quanto riguarda l’indirizzo politico al livello provinciale, va preso atto che, nel limitato spazio di manovra residuale, la priorità è quella di evitare che gli immigrati finiscano nella rete della criminalità; quanto accade infatti in una società ormai immersa nell’ideologia neoliberista della concorrenza, che promuove la distruzione del senso di comunità, di identità e l’individualismo, le contraddizioni sociali finiscono per essere etnicizzate, rendendo la microcriminalità l’unica rete di riferimento per gli immigrati. Riconquistare l’Italia si propone dunque, stante una politica nazionale favorevole alla regolazione dei flussi nel pieno rispetto degli obblighi previsti dalla nostra Costituzione, di promuovere una effettiva integrazione degli immigrati presenti sul nostro territorio,

un’integrazione della quale essi siano attori in prima persona, insegnando loro le regole previste dal nostro ordinamento, al fine di sottrarli alla criminalità e di rendere la loro presenza compatibile con gli usi e costumi del territorio in cui risiedono. I principi guida da seguire per le politiche regionali in tema di immigrazione sono i seguenti:

1. monitoraggio e controllo severo;
2. divisione in quote territoriali adeguate, evitando accuratamente il sovraffollamento;
3. destinare risorse ai centri di accoglienza, per migliorare le condizioni umane di chi vi risiede;
4. sostegno particolare per gli stranieri senza fissa dimora;
5. programmi di servizio civile (lavoro) per gli immigrati che si trovano nei centri di accoglienza da parecchio tempo;
6. creazione di iniziative di dialogo e incontri sul territorio fra stranieri ed italiani su diversi temi, con enfasi sulle differenze fra paesi e culture;
7. lavorare su possibili strategie per facilitare i rimpatri.

Dovranno essere redatti in maniera sistematica e continuativa studi e controlli statistici sullo stato degli immigrati che hanno subìto diniego alla richiesta di asilo, al fine di combattere lo sfruttamento ed il lavoro nero, nonché il preoccupante fenomeno della “scomparsa” degli irregolari sul territorio. Proponiamo anche di implementare politiche attive di sostegno al lavoro quando la strada del rimpatrio è impraticabile (quando l’immigrato è residente in Italia da molti anni) e di introdurre misure di sostegno per anziani senza fissa dimora extracomunitari, i quali solitamente vivono in Italia da diversi anni e, tuttavia, non avendo maturato i contributi necessari per arrivare alla pensione (servono almeno 20 anni di contributi) sono sostanzialmente condannati a vivere nei centri di accoglienza o nell’indigenza più totale.

La Regione dovrà convocare tavoli con CIM (centro d’igiene mentale), SERT (servizi per le tossicodipendenze) e le varie cooperative sociali che si occupano dei senza fissa dimora, per studiare un nuovo protocollo che affronti il disagio psicologico di quelle persone che, essendo comunitarie (circa 80% dei paesi dell’est Europa), non possono essere rimpatriate.

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