Agricoltura (programma di Riconquistare l’Italia per la Provincia di Trento)

Dal programma della lista Riconquistare l’Italia per le elezioni provinciali del 21 ottobre 2018 (candidato Presidente Federico Monegaglia).

Riconquistare l’Italia fa propria la massima del botanico e filosofo giapponese Masanobu Fukuoka “L’obiettivo finale dell’agricoltura non è la coltivazione di colture, ma la coltivazione e la perfezione degli esseri umani”. Un settore agricolo funzionante e fiorente, che soddisfi le aspettative economiche di chi vi lavora, che rispetti l’ambiente e valorizzi il territorio anche a livello turistico non può essere visto come una mera attività commerciale e non può prescindere da una programmazione sistemica e da incentivi pubblici, in virtù della sua natura complessa e multifunzionale, che se sviluppata a dovere fornisce benefici in ogni settore socio-economico ed all’intera società.

Negli ultimi anni, anche conseguentemente all’instaurazione dell’ideologia liberista fondata sul principio di concorrenza, l’agricoltura, come la gran parte delle professioni, viene generalmente trattata solamente nel suo aspetto prettamente imprenditoriale, con attenzione esclusiva sull’utile ricavato dalla vendita del prodotto; questo aspetto diventa particolarmente critico per quanto riguarda l’agricoltura, di per sé particolarissima e pertanto non paragonabile a qualsiasi altra attività industriale od economica.

Noi di Riconquistare l’Italia ci teniamo invece ad evidenziare le caratteristiche uniche che differenziano questo settore dagli altri e a riconsiderare l’importanza che l’agricoltore, l’allevatore e la piccola azienda in particolare rivestono a livello sociale, nei confronti della tutela del territorio e sul tessuto economico locale; nel tentativo di ridare dignità e ruolo a quelle realtà che, a causa del regime giuridico di concorrenza al ribasso venutosi ad instaurare con i Trattati dell’Unione Europea che ha contribuito a far emergere una visione predatoria sulle risorse naturali, e contestualmente agli aumenti dei costi di produzione, rischiano di scomparire per sempre.

Nel proporre una politica di salvaguardia e incentivo alla produzione agricola, bisogna distinguere due linee di intervento individuando le due differenti tipologie di agricoltura presenti in Trentino: l’agricoltura intensiva di valle, comprendente le aziende di maggiori dimensioni, e quella di alta montagna. Mentre le produzioni di valle sono relativamente ricche e le coltivazioni riescono, in genere, ad offrire un reddito sufficiente alla continuazione di impresa, in montagna si presentano una serie di problematiche che in questi anni ne hanno causato il progressivo spopolamento. Ricordiamo che il Trentino ha registrato un calo nelle esportazioni di prodotti agricoli non trasformati di quasi 9 milioni di euro nel 2017 rispetto all’anno precedente. Se questo è almeno in parte giustificabile con gli eventi meteorologici sfavorevoli dell’estate 2017, va tuttavia evidenziato un cambiamento nelle direttrici produttive che si è imposto con l’apertura sempre più sfrenata alle regole del libero mercato e della libera concorrenza al ribasso; essa ha portato ad una progressiva concentrazione delle funzioni produttive nei grandi complessi a scapito delle piccole aziende di prodotti locali e tradizionali (circa il 50% delle aziende non è più in grado di assicurare agli operatori un tenore di vita consono alle loro aspettative).

Riconquistare l’Italia ritiene fondamentale, per il recupero dei valori propri della nostra tradizione di trentini, il ritorno ad una componente importante della montagna, da ottenersi mediante il recupero dei terreni coperti dai boschi e la valorizzazione dei pascoli. Nell’ottica dell’ecosostenibilità, devono essere maggiormente valorizzate le aziende di piccole dimensioni, in grado di integrare attività connesse quali il turismo, la cura e tutela del territorio e le piccole attività artigianali. Ferma restando, ovviamente, l’importanza economica della produzione intensiva, per la cui integrazione nel quadro ambientale e territoriale andranno previsti incentivi per una loro riqualificazione, se non altro in termini paesaggistici, con particolare riferimento a quelle aziende a trazione familiare e tradizionale che operano nei territori a cavallo tra valle e montagna.

Si evidenzia, dunque, la necessità di una forte presenza della mano pubblica, in contrasto con l’indirizzo fissato nei Trattati sull’Unione Europea, per dare respiro ad un settore sempre più in difficoltà; un settore che, in ossequio alla ideologia falsa della concorrenza, è stato portato, assieme al comparto zootecnico, sempre più verso una concentrazione in aziende di grandi dimensioni, portando ad una progressiva riduzione dei posti di lavoro ed a pressioni negative sulle retribuzioni degli addetti al settore.

Noi di Riconquistare l’Italia vogliamo invece che siano estesi, sia dal punto di vista della fruibilità che da quello della sostanzialità, gli incentivi per l’agricoltura di montagna; da una parte, per tornare a rendere questo tipo di rapporto tra uomo e montagna diffuso sul nostro territorio radicando la tradizione, dall’altra per contrastare lo spopolamento delle nostre valli. Contestualmente dovranno essere rafforzati i servizi pubblici nelle zone di alta montagna, migliorandone in primo luogo capillarità e frequenza. Le aziende dovranno poter contare su un regime di contabilità e tassazione agevolata e semplificata, in particolar modo in quelle realtà nascenti che si trovano a far fronte ad elevati costi iniziali, puntando a stimolare soprattutto i giovani ad intraprendere questo tipo di attività.

Infine, da troppo tempo viene procrastinato il problema di pesticidi ed erbicidi. Nella provincia di Bolzano, ad esempio, il glifosato è già da tempo vietato per le foraggere per sospetta nocività sulla salute dell’uomo. E’ necessario che anche la Provincia Autonoma di Trento provveda quanto prima ad impedirne l’utilizzo, puntando invece su pratiche agronomiche innovative e meccaniche per la rimozione di malerbe. Va inoltre incentivata la produzione del biologico, sia per produrre alimenti più sani che per tutelare la salute di chi lavora nel comparto agricolo e di chi vive in zone ad alta densità di coltivazioni. Va dunque promossa una graduale ma costante transizione dall’uso del fitofarmaco a all’utilizzo del lavoro meccanico dell’uomo; tuttavia non si può pensare che il “libero mercato” consenta di rendere economicamente sostenibili le coltivazioni biologiche; queste coltivazioni implicano elevate spese per sia per le pratiche più dispendiose rispetto a quelle tradizionali che per la necessità di certificazioni. Dovrà pertanto essere migliorata la commercializzazione creando sinergie tra il settore produttivo e quello turistico e dovranno altresì essere integrati i salari di coloro che si dedicheranno alla coltivazione e all’allevamento di prodotti che rivestono importanza per il territorio, la sua storia e le sue tradizioni.

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