Mozione di Riconquistare l’Italia su strategia di aggregazione elettorale

Mozione su strategia di aggregazione elettorale

 

Secondo quanto previsto dall’Articolo 6 (Scopo di fase) dell’attuale Statuto, nel quadriennio 2016-2020, poi esteso al quinquennio 2016-2021 a causa delle restrizioni anti-epidemiche, il FSI si è impegnato nella costruzione di “una solida e consistente frazione di un’alleanza di forze politiche sovraniste”.

L’obiettivo si può considerare raggiunto, avendo costituito nuovi gruppi di militanza e consolidato gli esistenti nella larga maggioranza delle province italiane, con buona distribuzione su gran parte del territorio nazionale. Il partito ha conosciuto un moderato ma stabile incremento nel numero degli associati, dimostrando di saper attrarre persone dotate di un profilo politico e caratteriale coerente con i valori statutari e con la visione sociale risultante dai propri documenti ufficiali.

Questo lustro ha conosciuto vicende storiche di notevole portata per la Repubblica italiana. Prima il supposto avvento della c.d. “Terza Repubblica”, percorsa dalle suggestioni della narrativa populista e dal sovranismo immaginario di alcuni partiti di sistema, poi il dispiegarsi delle vicende legate alla pandemia Covid-19, hanno determinato tensioni sociali e politiche marcate ed anche eccezionali, di fronte alle quali i soci del FSI hanno dimostrato di avere acquisito e di sapere diffondere all’interno del partito l’inclinazione verso la stabilità psicologica, la capacità di analisi obiettiva, lo spirito unitario e la perseveranza d’azione. Tratti collettivi riconosciuti diffusamente all’interno di tutta l’area politica a noi vicina come qualità caratterizzanti e distintive del partito.

Nel definire gli scopi di fase del nuovo quadriennio 2021-2025, ritenendo marginale l’eventualità di elezioni anticipate, si individua un punto di svolta decisivo nelle elezioni politiche del 2023, i cui esiti saranno certamente dirimenti, sia per il partito e la futura alleanza di cui esso intende fare parte, sia per l’intera politica nazionale. Si limita perciò l’analisi e la programmazione di fase al biennio 2021-2023, concentrandoci sul tema cardinale della ricerca delle possibili alleanze con gli altri soggetti politici. La definizione dello scopo di fase per il biennio 2023-2025 è rinviata all’Assemblea successiva alle prossime elezioni politiche.

Coerentemente con quanto statuito nei propri documenti ufficiali, in questi cinque anni il FSI ha sempre tenuto una linea aperta ma prudente nel valutare le possibili collaborazioni con gli altri soggetti d’area, considerando superficiale, poco pragmatica e infine contradditoria l’idea secondo cui l’unica vera urgenza politica fosse quella di riunire tutti e subito in un unico soggetto sovranista, inseguendo la logica dell’economia di scala, inopportunamente trasferita al peculiare contesto politico dell’opposizione extraparlamentare di cui facciamo parte.

Nella primavera del 2020 la crisi pandemica e l’approssimarsi delle politiche del 2023 hanno portato ad un nuovo proliferare di iniziative volte a realizzare aggregazioni di vario tipo, iniziative non sempre dotate della necessaria lucidità e concretezza.

Per questo motivo nei mesi successivi il Direttivo del FSI ha deciso di rompere gli indugi e di procedere ad una verifica sistematica della situazione, proponendo a tutti i soggetti attivi dell’area un percorso di reciproca conoscenza, sulla base di due capisaldi preliminari. Da un lato, la verifica che l’orientamento politico minimale (recesso da Maastricht e ritorno alla Costituzione economica, principi di neosocialismo, saldi valori democratici) risultasse chiaramente definito nello Statuto di ogni interlocutore. Dall’altro, che il confronto sui lineamenti politici e strategici non fosse limitato alle presidenze bensì esteso al plenum dei rispettivi Direttivi, al fine di poter avere reciproca cognizione del respiro e dell’effettiva sensibilità politica degli interi corpi associativi.

Nel volgere di brevi settimane il Direttivo ha potuto così riscontrare che, anche per comprensibili e legittime esigenze di discrezione, diversamente dal FSI gli altri gruppi dell’area non erano ancora in grado di affrontare solidamente un vero e proprio passaggio aggregativo.

Questo passaggio è stato particolarmente istruttivo perché ha offerto una conferma diretta di ciò che il partito ha sempre ritenuto e sostenuto, cioè che chi ha davvero intenzione di creare solide alleanze elettorali lavora prima al consolidamento interno, e solo dopo averlo raggiunto può essere in grado di affrontare il momento aggregativo, per sua natura assai delicato. Chi invece parte dall’idea di aggregarsi prima di avere costituito una solida e consistente frazione politica, pur se animato dalle migliori intenzioni, dovrà poi verificare di non essere in grado di sostenere i vincoli esterni e le sollecitazioni interne comportati da una seria alleanza elettorale. La fermezza del partito nel respingere in questi anni i costanti inviti ad avvicinamenti, aggregazioni e fusioni ha dimostrato di non essere la figlia di cuori poco generosi, ma il frutto di valutazioni sensate ed opportune, anzi necessarie.

Il protrarsi della crisi pandemica ha tuttavia riproposto l’urgenza di una rappresentanza politica delle istanze del lavoro e dell’interesse nazionale, trovando infine un punto di precipitazione nella manifestazione unitaria di Piazza San Giovanni a Roma, il 10 ottobre 2020, in cui il Presidente Stefano D’Andrea ha dichiarato aperto il percorso di unificazione delle forze antieuropeiste.

A distanza di un semestre il quadro ambientale dell’area politica in cui il partito sarà chiamato a muoversi da qui al 2023 pare essere approdato ad una auspicabile semplificazione, per quanto manchi ancora l’attributo decisivo della stabilità. Le vicende dei diversi soggetti che si sono alternati sulla scena negli ultimi cinque anni hanno portato all’emersione di tre gruppi principali con storia, caratterizzazione e prospettive diverse fra di loro, le cui sorti sono tuttavia ancora incerte, soggette a profondi cambiamenti di assetto nel breve volgere di pochi mesi.

Giunti ormai a soli due anni dalle elezioni politiche riteniamo che sia necessario affrontare il tema delle alleanze rendendo strutturale il nuovo approccio appena descritto. Perciò il Direttivo si dedicherà con rinnovate energie al tema delle alleanze elettorali, ma per un prima lunga fase nella modalità dei rapporti bilaterali con ognuna delle singole realtà associative. A questo scopo esse saranno prese in considerazione sulla base della verifica della quantità e della qualità della base associativa, per cui sarà necessario che si possano incontrare e conoscere non solo le dirigenze ma anche i gruppi di militanti sul territorio, ponendo così le premesse perché l’eventuale collaborazione futura possa dimostrarsi davvero fruttuosa. Numero effettivo, identità verificabile, concentrazione locale e distribuzione nazionale, omogeneità ideologica ed ideale dei soci militanti: saranno questi in primis i requisiti preliminari che, insieme alla solidità dei lineamenti politici e strategici, apriranno la via del tavolo per l’organizzazione delle elezioni politiche. Deve essere definitivamente respinto ed archiviato per il nostro partito il metodo che parte dal tavolo collettivo di tutte le realtà esistenti, aggregate con la logica illusoria della mera somma delle parti, poiché si tratta di un metodo dimostratosi velleitario ed inefficace.

Le principali associazioni oggi attive nell’area antieuropeista sono tre.

Liberiamo l’Italia ha mostrato di sapere rincorrere l’attualità politica con un approccio movimentista, rivolto a catalizzare l’attenzione della contestazione antisistema e dei media, dando luogo alla già ricordata grande manifestazione di Piazza San Giovanni. Tuttavia la prevalenza di tale logica movimentista e la marcata tendenza inclusiva hanno rallentato e forse anche impedito il consolidarsi di saldi lineamenti di strategia politica, conseguentemente anche il formarsi di un corpo associativo omogeneo e coeso, che presenta così significativa variabilità e volatilità sul territorio nazionale. Soprattutto, pare limitato il numero complessivo dei soci, inevitabilmente condizionato dalle frequenti mutazioni di strategia e relativi cambi di sigla. È superfluo ribadire quanto già detto: l’effettivo numero dei militanti è destinato ad essere il riferimento principale nello stabilire gli equilibri interni di ogni ipotesi di alleanza politica.

Vox Italia facendo leva sulla visibilità di personalità già note al grande pubblico, ha saputo raccogliere in breve tempo un significativo numero di tessere in molte regioni e province italiane, ma dipendendo fortemente dalla soggettività dei propri vertici ha stentato a trovare un’intonazione corale, cosa che ha reso difficile interpretare l’effettiva volontà politica e strategica del partito nel suo insieme. Le tensioni interne sono sempre state molto marcate. Vox Italia ha subito in un anno la fuoriuscita di oltre metà del direttivo, e durante i contatti intercorsi con il nostro Direttivo non è stato possibile parlare che con l’ufficio di presidenza. In ultimo le tensioni sono sfociate nella recente scissione che ha portato i vecchi vertici e i volti noti di Vox a costituire un nuovo soggetto, Ancora Italia per la Sovranità Democratica, mentre un’altra parte, che pare intenzionata ad abbandonare la veste di partito, ha mostrato l’intenzione di convergere verso Italexit di Paragone. È perciò impossibile dire quali altri sviluppi possa conoscere la situazione nei prossimi mesi, e ancor di più da qui al 2023.

Il corpo associativo di Vox, che era stato aggregato tramite la studiata e rapida -quindi anche caotica- raccolta delle più diverse sensibilità politiche e sociali diffuse nell’area di generica contestazione al regime neoliberale, ha accolto sin da principio una componente che si rifà alla destra sociale, comprendendo così anche una parte di nostalgici, che si è poi allontanata, ma solo in parte.

Ci è capitato di doverlo verificare direttamente a Varese, dove siamo entrati in contatto con il loro referente locale per offrire collaborazione in vista delle imminenti elezioni comunali. Abbiamo dovuto così verificare che si trattava di un ex militante di Forza Nuova, che ancora a novembre 2020 partecipava all’organizzazione di una loro manifestazione in Piazza Duomo e veniva indicato da un dirigente come “Coordinatore Lombardo di Forza Nuova”.

È perfettamente normale che vi possa essere chi, avendo avuto in gioventù o in un lontano passato simpatie magari poco meditate verso formazioni nostalgiche, abbia poi maturato una diversa coscienza politica e civile approdando a posizioni sinceramente democratiche. Meno plausibile è che si possa fare affidamento su persone che ancora al momento dell’associazione dimostrano inequivoche inclinazioni ideologiche incompatibili con i riferimenti del partito, ed ancora più grave è che possano essere addirittura affidate posizioni di responsabilità.

Non stiamo impugnando capziosamente un caso particolare. Queste dinamiche sono infatti insite nel modello di sviluppo scelto da Vox, basato sui Circoli cittadini che per essere aperti dovevano essere composti da minimo 15 soci. Una formula che tipicamente consente il formarsi di gruppi dominati da un politicante locale volto a coltivare i propri interessi personali, che organizzandosi con pochi collaboratori fidati raccoglie il numero minimo di tessere e le gestisce in maniera autoreferenziale, senza che il partito abbia effettiva visibilità sulla reale vita politica del Circolo. Una dinamica completamente diversa dall’aggregazione di singoli militanti che si incontrano nella loro città intorno al progetto politico proposto dai documenti ufficiali del nostro partito.

Dunque fra gli attuali ex soci di Vox convivono tipi umani e politici assai diversi fra di loro, parte dei quali è certamente degna di stima e considerazione, ma che non si può ancora capire chiaramente come si distribuirà fra le due nuove sigle. Ancora meno si può prevedere quale impronta prevalente avranno i singoli gruppi locali, la cui possibilità di integrazione in un progetto elettorale dovrà essere verificata non solo a livello nazionale, ma anche caso per caso, nel tempo e sul territorio.

Italexit con Paragone è creazione recentissima, e pur potendo contare sulla visibilità e l’introduzione nel sistema politico e mediatico del suo leader e fondatore, sconta inevitabilmente la propria giovane età. In particolare si deve considerare critica la necessità di ricorrere, per lo sviluppo territoriale, a referenti locali di recente acquisizione e variegata provenienza partitica, la cui intima adesione al progetto antieuropeista dichiarato dal ristretto gruppo dirigente deve essere ancora messa alla prova. Ciò determina rilevanti incognite per la solidità politica ed organizzativa di medio e lungo termine del nuovo soggetto politico. Soprattutto, Gianluigi Paragone non ha dimostrato interesse per le associazioni e i partiti che hanno lavorato in questi anni per sostenere le politiche antieuropeiste, escludendo la possibilità di allearsi con altri soggetti, perché convinto di riuscire a costituire da solo un partito capace non solo di visibilità mediatica ma anche della necessaria forza territoriale, con l’intenzione di assorbire gli altri per gravità. Un approccio muscolare basato sulla leva mediatica che si manifesta con eloquente forma simbolica anche nella volontà assai criticabile di inserire il proprio nome in quello del partito, dimostrando di essere partecipe di uno dei maggiori problemi politici e anzi antropologici che siamo chiamati a risolvere: la personalizzazione della politica che induce gli elettori all’individualismo, occultando infine alle masse la stretta corrispondenza fra la forza dei partiti popolari e la salute dei sistemi democratici.

Per questo ordine di considerazioni, non conoscendo ancora quale umanità e quale carattere politico potrà esprimere il corpo associativo di Italexit, potremo dedicarci a valutare la qualità dei gruppi che si raccoglieranno intorno a Paragone solo in ultima istanza.

Vi sono anche altre realtà da considerare: le vicende che stanno investendo il M5S; l’emergere di associazioni sorte in rappresentanza delle c.d. “partite IVA”; infine il ruolo di singoli cittadini che si distinguono per la qualità di analisi e per le iniziative editoriali o il seguito raccolto sulla rete.

Il Movimento 5 Stelle sta vivendo momenti di forte tensione per via dell’adesione al governo Draghi decisa dai suoi vertici, che come si sa non esprimono in maniera organica il sentimento di tutto il partito, e nemmeno quello degli stessi gruppi parlamentari, assai eterogenei per estrazione e personalità politica. La liquidità e fumosità ideologica è un tratto caratteristico del M5S, che unito all’inclinazione per la spregiudicatezza comunicativa rende assai difficile capire quale sarà il percorso dei Parlamentari dissidenti. La possibilità e la speranza per l’area antieuropeista è che alcuni singoli parlamentari, dotati di particolare cultura istituzionale, di genuino afflato popolare e della necessaria comprensione delle dinamiche inflitte al Paese dal riformismo europeista, possano così scegliere un percorso di opposizione istituzionale volto a dare appoggio ai temi neosocialisti ed antieuropeisti, preparandosi a sensibilizzare una significativa parte di collaboratori e semplici militanti alle elezioni del 2023. Più difficile invece immaginare che si possa trovare la necessaria radicalità di posizioni in gruppi corposi di dissidenti, destinati quasi certamente ad essere facilmente riassorbiti dalle logiche di sistema.

La diffusa e traumatica sofferenza di larghe fasce di piccoli e piccolissimi operatori economici causata dalle misure anti-epidemiche ha favorito l’aggregazione di numerose iniziative di impronta corporativa fra i titolari di partita IVA, e consolidato la forza di quelle già esistenti. Si tratta spesso di formazioni orientate da una cultura sociale intrisa di dogmi liberali e per lo più volta alla pur legittima mera rivendicazione di tutele e protezioni economiche da parte del governo, spesso in astiosa competizione con gli altri gruppi sociali presenti nel Paese. Tuttavia esistono anche alcune formazioni che hanno saputo vedere la figura più ampia rivelata da questa crisi, e che avendo raccolto adesioni soprattutto fra coloro che vivono prevalentemente di domanda interna, possono offrire una sponda sociale politicamente coerente. Si tratta di formazioni la cui presenza sul territorio nazionale potrebbe essere capillare, composte da persone abituate ad un approccio pragmatico e fattivo, con cui abbiamo avviato un dialogo che potrebbe rivelarsi prezioso.

Infine, nel corso degli anni abbiamo conosciuto diverse personalità sulla rete di studiosi e divulgatori dotati di spiccate capacità critiche e di notevole seguito, che integrati in un’organizzazione elettorale di partito, ciascuno con i propri piccoli gruppi di amici e di estimatori, possono contribuire in maniera significativa ad infittire la tessitura territoriale e la capacità comunicativa dell’alleanza elettorale del 2023.

Le conclusioni.

Giunti ormai al momento in cui è necessario impostare le strategie elettorali per le elezioni del 2023, davanti a questo quadro complessivo il Direttivo del FSI deve concludere con rammarico, ma anche con obiettività, che ad oggi non sussistono i presupposti minimi per avviare un processo di integrazione stabile con la dirigenza di alcuno degli altri partiti e movimenti d’area. Questo non implica che i gruppi locali debbano abbandonare la prospettiva di conoscenza reciproca, dialogo ed eventuale collaborazione con i gruppi locali di attivisti e militanti di altre sigle, secondo il principio dell’autonomia di gestione dei gruppi locali che sin dai primi passi caratterizza il nostro sodalizio.

Il Direttivo in carica propone perciò per lo scopo di fase del biennio 2021-2023 una duplice linea d’azione. Da una parte il direttivo si dedicherà a proseguire il dialogo con gli esponenti nazionali delle altre formazioni partitiche, associative e di categoria, promuovendo costantemente, con rinnovata umiltà ma con l’usata necessaria prudenza e fermezza, le condizioni minimali necessarie a potersi sedere al tavolo delle trattative di una seria alleanza elettorale per le politiche del 2023. Dall’altra i gruppi locali e i singoli soci sono invitati ad operare per aggregare intorno ai singoli nuclei di militanza sparsi sul territorio del Paese il maggior numero possibile di cittadini che, a vario titolo, possano offrire la loro collaborazione alle diverse fasi e ai diversi aspetti in cui si articolerà l’organizzazione della campagna elettorale delle politiche del 2023. Sarà perciò importante rimodulare l’approccio al proselitismo fino ad ora adottato dal partito: tenendo fermo l’obiettivo a lungo termine di consolidare e sviluppare il radicamento territoriale dei soci militanti del FSI in ogni contrada italiana, in questa specifica fase lo scopo prioritario sarà quello di promuovere la conoscenza, l’apprezzamento, il consenso e l’adesione al progetto politico di Riconquistare l’Italia presso chiunque possa dimostrare l’interesse e la disponibilità a collaborare ad un progetto politico di orientamento neosocialista ed antieuropeista. In questo senso deve essere letta anche la proposta di modifica dello Statuto che prevede le due diverse figure dei soci militanti e dei soci simpatizzanti.

Ciò significa che andranno contattate tutte le persone che ci hanno apprezzato in questi anni, nella vita reale o nella rete, e che non si sono iscritte per dissensi su alcuni punti reputati rilevanti o decisivi o perché caratterialmente non votate alla militanza, per chiedere ad esse se ci danno anche soltanto una piccola mano nel tentativo di candidarci alle politiche nazionali in tutti i collegi. Le forme di contributo sono varie: dalla raccolta delle sottoscrizioni, alla presentazione di amici in grado di autenticare le sottoscrizioni, al versamento al partito di una “bussoletta” che tutti i soci saranno invitati a fare, alla candidatura, al comizio, all’accompagnare chi fa i comizi, alla propaganda sulla propria pagina facebook, al coinvolgimento di amici e contatti interessati, al volantinaggio, alla partecipazione al banchetto. Chiunque sia disponibile a fornire un contributo anche soltanto in una o alcune delle forme indicate o in altre deve essere coinvolto.

A questo scopo il Direttivo disporrà l’organizzazione centrale e periferica necessaria a realizzare una mappatura ragionata di ogni singola circoscrizione e collegio elettorale della Repubblica, così come essi sono ridisegnati dalle novità normative seguite all’ultima riforma costituzionale, integrando, laddove vi sia bisogno, la rete territoriale del partito con la nomina di coordinatori provinciali, regionali o relativi a collegi elettorali plurinominali e uninominali prevista nel nuovo Statuto.

 

Mozione approvata dal Congresso di Riconquistare l’Italia il 28 marzo 2021.

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